In quell’occasione il Venerabile Ānanda, insieme a molti altri monaci, stava cucendo degli abiti nella residenza del Sakya Ghaṭā. Poi nel tardo pomeriggio, il Buddha uscì da ritiro e andò alla residenza del Sakya Ghaṭā, dove si sedette sul posto preparato, e disse al Venerabile Ānanda: “Ānanda, sono stati preparati molti posti letto nella residenza di Khemaka l’Oscuro; ci sono molti monaci che vivono lì?” “Sì, ce ne sono molti, Signore. È il periodo della cucitura degli abiti” “Ānanda, un monaco che apprezza la compagnia e i gruppi di persone, che li ama e ne trae piacere, non splende. È impossibile che un monaco così raggiunga la felicità della rinuncia, la felicità dell’isolamento, la felicità della pace, la felicità del risveglio quando vuole, senza problemi o difficoltà. Ma ci si può aspettare che un monaco che dimora solo, ritirato dal gruppo, raggiunga la felicità della rinuncia, la felicità dell’isolamento, la felicità della pace, la felicità del risveglio quando vuole, senza problemi o difficoltà. Questo è possibile. Sicuramente, Ānanda, è impossibile che un monaco che apprezza la compagnia raggiunga e dimori nella libertà mentale, che sia temporanea e piacevole, o irreversibile e irremovibile. Ma è possibile che un monaco che dimora solo, ritirato dal gruppo, raggiunga e dimori nella libertà mentale, che sia temporanea e piacevole, o irreversibile e irremovibile. Ānanda, non vedo nulla che, con la sua decadenza e scomparsa, non darebbe origine a tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia in chi ha desiderio e voglia di esso.