‘Sì, Sua Maestà’, risponde l’addestratore di elefanti. Pianta un grosso palo nella terra e ci lega l’elefante per il collo, al fine di sottomettere i suoi comportamenti selvaggi, i suoi ricordi e pensieri selvaggi, e i suoi stress, fatiche, e febbri selvagge, e per renderlo felice di stare in un villaggio, e infondere in lui comportamenti adatti agli umani. Gli parla in modo dolce, piacevole all’orecchio, amabile, che va dritto al cuore, gentile, piacevole, e gradevole alla gente. Istruito così dall’addestratore di elefanti, l’elefante selvaggio vuole ascoltare. Ascolta attivamente e cerca di capire. Allora l’addestratore di elefanti lo ricompensa con paglia, foraggio, e acqua.