E com’è che la coscienza si dice non sia sparpagliata e diramata verso l’esterno? In questo caso, quando un monaco vede una forma con gli occhi, ma la coscienza non ne insegue le caratteristiche dell’aspetto, non legata, attaccata, o incatenata alla gratificazione nelle caratteristiche, si dice che la coscienza non sia sparpagliata e diramata verso l’esterno. Quando sente un suono con l’orecchio … Quando fiuta un odore con il naso … Quando gusta un sapore con la lingua … Quando entra in contatto con un tocco col corpo … Quando diventa cosciente di un fenomeno mentale con la mente, ma la coscienza non ne insegue le caratteristiche dell’aspetto, non legata, attaccata, o incatenata alla gratificazione nelle caratteristiche, si dice che la coscienza non sia sparpagliata e diramata verso l’esterno. Così la coscienza si dice non sia sparpagliata e diramata verso l’esterno. Com’è che la coscienza si dice sia incastrata verso l’interno? Prendete un monaco che, sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, con pensiero e valutazione, ed euforia e felicità nate dall’isolamento, raggiunge e dimora nella prima estasi. Quando la coscienza insegue quell’euforia e felicità nate dell’isolamento, legata, attaccata, e incatenata alla gratificazione in quell’euforia e felicità nate dall’isolamento, si dice che la mente sia incastrata verso l’interno. Inoltre, con il placarsi di pensiero e valutazione, con chiarezza interna e mente raccolta, senza pensiero e valutazione, con euforia e felicità nate dalla concentrazione, un monaco raggiunge e dimora nella seconda estasi. Quando la coscienza insegue quell’euforia e felicità nate dalla concentrazione, legata, attaccata, e incatenata alla gratificazione in quell’euforia e felicità nate dalla concentrazione, si dice che la mente sia incastrata verso l’interno.