Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika. Lì il Buddha si rivolse ai monaci: “Monaci!” “Venerabile Signore”, risposero i monaci. Il Buddha disse: “Monaci, un cacciatore non sparge esche per cervi pensando: ‘Che i cervi apprezzino questa esca, siano sani e in buone condizioni. Che vivano a lungo e prosperino!’ Un cacciatore sparge esche per cervi pensando: ‘Quando questi cervi invaderanno il luogo dove spargo l’esca, incautamente piacerà loro cibarsene. Diverranno indulgenti, poi negligenti, e quindi potrò fare di loro ciò che voglio grazie a questa esca’. E infatti, il primo branco di cervi si intrufolò nel luogo in cui il cacciatore aveva sparso l’esca e incautamente piacque loro cibarsene. Divennero indulgenti, poi negligenti, e quindi il cacciatore potè fare di loro ciò che voleva a causa di quell’esca. E così il primo branco di cervi non riuscì a scampare al potere del cacciatore.