Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava nella terra dei Sakya, vicino a Kapilavatthu nel monastero dell’albero di Banyan. Al mattino il Buddha si vestì e, prendendo la propria ciotola e abito, entrò a Kapilavatthu per l’elemosina. Vagò per Kapilavatthu per l’elemosina. Dopo il pasto, al ritorno dalla questua, andò nella Grande Selva, addentrandosi profondamente, e si sedette alla radice di un giovane albero di mele per la dimora quotidiana. Daṇḍapāṇi il Sakya, mentre faceva una passeggiata, si addentrò nella Grande Selva. Andò dal Buddha e ci scambiò saluti. Una volta che i saluti e le cordialità terminarono, rimase in piedi a lato appoggiandosi al proprio bastone, e disse al Buddha: “Qual è la dottrina dell’asceta? Cosa afferma?” “Fratello, la mia dottrina insegna a non entrare in conflitto con nessuno al mondo, con i suoi angeli, diavoli, e dei, questa popolazione con i suoi asceti e bramini, esseri celesti e umani. Ed è tale che le percezioni non portino a reagire il bramino che vive distaccato dai piaceri dei sensi, senza dubbio, spogliato dalla preoccupazione, e libero dalla brama di esistere in questo o quello stato. Questa è la mia dottrina, e questo è ciò che affermo”.