Discorsi medi: I primi cinquanta
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 12 · Page 156
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Sāriputta, ricordo di aver praticato un percorso spirituale che consisteva in quattro fattori. Ero un fervido mortificatore, il fervido mortificatore supremo. Vivevo duramente, il duro supremo. Vivevo con disgusto per il peccato, il supremo disgustato dal peccato. Ero isolato, in isolamento supremo. E la mia fervida mortificazione era così: vagavo nudo, ignorando le convenzioni. Mi leccavo le mani, e non venivo o mi fermavo quando mi veniva chiesto. Non consentivo al cibo che mi veniva portato, o al cibo preparato apposta per me, o a inviti per il pasto. Non ricevevo niente da una pentola o da una ciotola; o da chi tiene pecore, o che ha un’arma o un badile in casa, o dove una coppia sta mangiando, o dove c’è una donna incinta, che allatta o che ha un uomo in casa, o dove il cibo viene pubblicizzato, o dove c’è un cane che aspetta o mosche che volano. Non accettavo pesce, carne, liquore, o vino, e non bevevo bevande fermentate. Per l’elemosina andavo solo a una casa, prendendo solo un boccone, o due case e due bocconi, fino a sette case e sette bocconi. Mangiavo un piattino al giorno, due piattini al giorno, fino a sette piattini al giorno. Mangiavo una volta al giorno, una volta ogni due giorni, una volta alla settimana, e così via, persino fino a una volta ogni due settimane. Dimoravo dedito alla pratica del mangiare a intervalli regolari.

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