“Immagina, Aggivessana, una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame, prende una ascia affilata e si addentra nella foresta. Lì vede un grande banano, dritto e giovane e cresciuto senza difetti. Lo taglia alla base, taglia la cima, e srotola gli strati arrotolati. Ma non trova nemmeno del legno tenero, tanto meno del durame. Allo stesso modo, se perseguito, pressato, e spinto da me riguardo la tua dottrina, ne esce fuori che sei vuoto, vacuo, e in errore. Ma sei stato tu a dire davanti all’assemblea di Vesālī: ‘Non vedo nessun asceta o bramino, guida di un ordine o di una comunità, o il maestro di una comunità, persino uno che dice di essere un perfetto, un Buddha completamente risvegliato, che non vacillerebbe e oscillerebbe e tremerebbe, sudando dalle ascelle, se lo affrontassi in dibattito. Persino se affrontassi un palo insenziente in dibattito, vacillerebbe e oscillerebbe e tremerebbe. Figuriamoci un umano!’ Ma il sudore sta cadendo dalla tua fronte; ha inzuppato il tuo abito e gocciola in terra. Mentre io al momento non ho sudore sul corpo”. Allora il Buddha mostrò il proprio corpo dorato all’assemblea. Detto ciò, Saccaka rimase seduto in silenzio, imbarazzato, con spalle cadenti, abbattuto, depresso, senza dire nulla.