Discorsi medi: I primi cinquanta
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 12 · Page 362
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Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Rājagaha, sulla Montagna del Picco dell’Avvoltoio, non molto dopo che Devadatta se ne era andato. Lì il Buddha parlò ai monaci riguardo a Devadatta: “Monaci, prendete il caso di un giovane che ha lasciato la vita di casa per quella mendicante, pensando: ‘Sono sommerso da nascita, vecchiaia, e morte; da tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Sono sommerso dalla sofferenza, incastrato nella sofferenza. Magari posso mettere fine a questa intera massa di sofferenza’. Una volta lasciata casa genera averi, onore, e fama. È soddisfatto così, e ha ottenuto ciò che desidera. Glorifica se stesso e denigra gli altri a causa di ciò: ‘Sono io quello con averi, onore, e fama. Questi altri monaci sono sconosciuti e insignificanti’. E quindi diventa indulgente e cade nella negligenza a causa di quegli averi, onore, e fama. Ed essendo negligente vive nella sofferenza. Immaginate una persona che necessita di durame. Vagando alla ricerca di durame si imbatte in un grosso albero pieno di durame. Ma, tralasciando il durame, l’alburno, il floema, e la corteccia, taglia i rami e le foglie, e se va immaginando che siano durame. Se una persona con occhi buoni la vedesse, direbbe: ‘Questa persona non capisce la differenza tra il durame, l’alburno, il floema, la corteccia, i rami, e le foglie. È per questo che li ha tralasciati, ha tagliato i rami e le foglie, e se ne è andato immaginando che fossero durame. Non realizzerà ciò che necessita dal durame’. … Questo si chiama un monaco che ha afferrato i rami e le foglie del percorso spirituale, e si è fermato troppo presto.

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