Discorsi medi: I primi cinquanta
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 12 · Page 500
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Cosa c’è di altro da fare? Dovete allenarvi così: ‘Dobbiamo contenere le nostre porte sensoriali. Quando vediamo una forma con gli occhi, non ci faremo influenzare dall’aspetto e dai dettagli. Se la facoltà della vista rimanesse senza contegno, qualità malvagie e cattive di attrazione o fastidio prenderebbero il sopravvento. Per questa ragione, faremo pratica di contegno, proteggeremo la facoltà della vista, e ci applicheremo al suo contegno. Quando sentiamo un suono con l’orecchio … Quando fiutiamo un odore con il naso … Quando gustiamo un sapore con la lingua … Quando entriamo in contatto con un tocco col corpo … Quando diventiamo coscienti di un fenomeno mentale con la mente, non ci faremo influenzare dall’aspetto e dai dettagli. Se la facoltà della mente rimanesse senza contegno, qualità malvagie e cattive di attrazione o fastidio prenderebbero il sopravvento. Per questa ragione, faremo pratica di contegno, proteggeremo la facoltà della mente, e ci applicheremo al suo contegno’. Ora, monaci, potreste pensare: ‘Siamo coscienziosi e prudenti, il nostro comportamento di corpo è puro, il nostro comportamento di parola è puro, il nostro comportamento di mente è puro, il nostro sostentamento è puro, e le nostre porte sensoriali sono contenute. Questo è già abbastanza. Abbiamo raggiunto l’obiettivo della vita da asceta. Non c’è altro da fare’. E potreste sentirvi soddisfatti giusto con quel poco. Vi proclamo questo, monaci, vi annuncio questo: ‘Voi che aspirate a essere veri asceti, non perdete di vista l’obiettivo della vita ascetica quando c’è ancora altro da fare’. Cosa c’è di altro da fare? Dovete allenarvi così: ‘Non dobbiamo mangiare troppo. Dobbiamo mangiare solo dopo aver riflettuto in maniera lungimirante sul nostro cibo. Non mangeremo per piacere, indulgenza, estetica, o abbellimento, ma solo per sostenere questo corpo, per evitare danno, e sostenere il percorso spirituale. In questo modo, metteremo fine a vecchio disagio e non daremo origine a nuovo disagio, e vivremo senza colpe e a nostro agio’. Ora, monaci, potreste pensare: ‘Siamo coscienziosi e prudenti, il nostro comportamento di corpo è puro, il nostro comportamento di parola è puro, il nostro comportamento di mente è puro, il nostro sostentamento è puro, e le nostre porte sensoriali sono contenute, e non mangiamo troppo. Questo è già abbastanza. Abbiamo raggiunto l’obiettivo della vita da asceta. Non c’è altro da fare’. E potreste sentirvi soddisfatti giusto con quel poco. Vi proclamo questo, monaci, vi annuncio questo: ‘Voi che aspirate a essere veri asceti, non perdete di vista l’obiettivo della vita ascetica quando c’è ancora altro da fare’.

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