Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika. In quell’occasione il bramino Jāṇussoṇi uscì da Sāvatthī nel mezzo del giorno su una carrozza tutta bianca trainata da cavalle. Vide l’errante Pilotika arrivare da lontano e gli disse: “Allora, Maestro Vacchāyana, da dove vieni nel bel mezzo del giorno?” “Proprio ora, signore, vengo dalla presenza dell’asceta Gotama” “Cosa ne pensi della lucidità di saggezza dell’asceta Gotama? Pensi sia astuto?” “Chi sono io, signore, per giudicare la lucidità di saggezza dell’asceta Gotama? Bisognerebbe essere al suo stesso livello per giudicare la sua lucidità di saggezza” “Il Maestro Vacchāyana loda l’asceta Gotama con alte lodi” “Chi sono io per lodare l’asceta Gotama? È lodato dai lodati come il migliore tra esseri celesti e umani” “Ma per quale ragione sei così devoto all’asceta Gotama?”