“No, Visākha, non in relazione a ogni occorrenza. Prendi un monaco che, sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, con pensiero e valutazione, ed euforia e felicità nate dall’isolamento, raggiunge e dimora nella prima estasi. Con questo abbandona l’avidità, e la tendenza latente all’avidità non è alla base di ciò. E prendi un monaco che riflette: ‘Oh, quando raggiungerò e dimorerò nella stessa dimensione che i nobili hanno raggiunto e in cui dimorano ad oggi?’ Coltivare tale aspirazione per le liberazioni supreme dà origine a tristezza causata dall’aspirazione. Con questo abbandona la repulsione, e la tendenza latente alla repulsione non è alla base di ciò. Prendi un monaco che, abbandonando piacere e dolore, e mettendo fine ad allegria e tristezza precedenti, senza piacere o dolore, con pura equanimità e consapevolezza, raggiunge e dimora nella quarta estasi. Con questo abbandona l’ignoranza, e la tendenza latente all’ignoranza non è alla base di ciò” “Ma, Signora, qual è la controparte della sensazione piacevole?” “La sensazione dolorosa” “Qual è la controparte della sensazione dolosa?” “La sensazione piacevole” “Qual è la controparte della sensazione neutra?” “L’ignoranza” “Qual è la controparte dell’ignoranza?” “La conoscenza” “Qual è la controparte della conoscenza?” “La libertà”