Ma quando il Venerabile Sañjīva andava nella natura, o alla radice di un albero, o in una capanna vuota, raggiungeva facilmente la cessazione di percezione e sensazione. Una volta il Venerabile Sañjīva era seduto alla radice di un certo albero avendo raggiunto la cessazione di percezione e sensazione. Alcuni mandriani, pastori, fattori, e passanti lo videro sedere lì e dissero: ‘Oh, è incredibile, è strabiliante! Questo asceta è morto mentre sedeva. Dobbiamo cremarlo’. Raccolsero erba, legna, e sterco di mucca, li ammucchiarono sul corpo del Venerabile Sañjīva, li incendiarono, e se ne andarono. Poi, una volta che la notte finì, il Venerabile Sañjīva emerse da quello stato, scrollò gli abiti, e, dato che era mattina, si vestì ed entrò al villaggio per l’elemosina. Quei mandriani, pastori, fattori, e passanti lo videro vagare per l’elemosina e dissero: ‘Oh, è incredibile, è strabiliante! Questo asceta è morto mentre sedeva, e ora è tornato in vita!’ Ed è per questo che divenne conosciuto come Sañjīva. Allora il diavolo Dūsī pensò: ‘Non conosco il corso di rinascita di questi monaci etici di buon carattere. Perché non mi impossesso di questi bramini e laici e dico: “Venite, voi tutti, maltrattate, attaccate, tormentate, e date problemi ai monaci etici di buon carattere. Magari facendo così potremo disturbare le loro menti così che il diavolo Dūsī possa trovare in loro qualche vulnerabilità”’. E quindi fece proprio così.