Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 183
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Ma quando dico a certi giovani di rinunciare a qualcosa, dicono: ‘Ma come, dobbiamo solo rinunciare a una cosa così banale e insignificante come questa, quando il Beato ci dice di rinunciarci, il Santo ci dice di lasciarla andare?’ Ci rinunciano, e non nutrono acidità nei miei confronti; e quando i monaci che vogliono addestrarsi ci rinunciano, vivono rilassati, indisturbati, vivendo di carità, con cuori liberi come cerbiatti selvaggi. Per loro quel legame è debole, flebile, marcito, e insostanziale. Immagina un elefante reale con zanne come pali da carrozza, capace di sollevare carichi pesanti, di razza pura e pronto alla battaglia. E che sia legato con dei forti finimenti. Ma semplicemente torcendo un poco il corpo rompe le corde e va dove vuole. Sarebbe giusto dire che per quell’elefante quei finimenti siano forti, solidi, e robusti, un nodo che non è marcito, e un pesante giogo?”

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