Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 187
เข้าสู่ระบบเพื่อคั่นหน้า

Immagina un uomo ricco, benestante, e abbiente. Possiede una grande quantità di monete d’oro, grano, campi, terre, mogli, e servi maschi e femmine. Vede un monaco che siede dedito allo sviluppo della mente elevata all’ombra fresca, con mani e piedi ben lavati dopo aver mangiato un pasto delizioso. Pensa: ‘La vita ascetica è così piacevole! La vita ascetica è così bella! Se solo potessi tagliarmi capelli e barba, indossare l’abito marrone, e lasciare la vita di casa per quella mendicante’. Ed è in grado di rinunciare alla sua grande quantità di monete d’oro, grano, campi, terre, mogli, e servi maschi e femmine per lasciare casa. Sarebbe giusto dire che Per quell’uomo quei legami sono forti, solidi, e robusti, un nodo che non è marcito, e un pesante giogo?” “No, Signore. Per quell’uomo questi legami sono deboli, flebili, marciti, e insostanziali” “Allo stesso modo, quando dico a certi giovani di rinunciare a qualcosa, dicono: ‘Ma come, dobbiamo solo rinunciare a una cosa così banale e insignificante come questa, quando il Beato ci dice di rinunciarci, il Santo ci dice di lasciarla andare?’ Ci rinunciano, e non nutrono acidità nei miei confronti; e quando i monaci che vogliono addestrarsi ci rinunciano, dimorano rilassati, indisturbati, vivendo di carità, con cuori liberi come cerbiatti selvaggi. Per loro quel legame è debole, flebile, marcito, e insostanziale.

เข้าสู่ระบบเพื่อรับ ๒๐ แต้มบุญจากการอ่านหน้านี้