Poi il Venerabile Sela e la sua congregazione, dimorando soli, ritirati, diligenti, fervidi, e risoluti, presto realizzarono la suprema culminazione del percorso spirituale in questa stessa vita. Dimorarono avendo raggiunto con la propria conoscenza diretta l’obiettivo per cui i giovani giustamente lasciano la vita di casa per quella mendicante. Compresero: “La nascita è terminata, il percorso spirituale è stato completato, ciò che c’era da fare è stato fatto, non ci sarà più nulla di questo”. E il Venerabile Sela e la propria congregazione divennero perfetti. Allora Sela e la propria congregazione andarono a trovare il Buddha. Si aggiustò l’abito su una spalla, alzò le mani giunte verso il Buddha, e disse: “Oggi è l’ottavo giorno da quando abbiamo preso rifugio, oh Chiaroveggente. In questi sette giorni, Beato, siamo diventati domati nel tuo insegnamento. Tu sei il Buddha, tu sei il Maestro, tu sei il saggio che ha sconfitto il diavolo; hai tagliato le tendenze latenti, hai attraversato, e porti con te l’umanità. Hai trasceso gli attaccamenti, i tuoi contaminanti sono frantumati; senza aggrapparti, come un leone, hai abbandonato paura e terrore. Questi trecento monaci sono qui con le mani giunte alzate. Allunga i piedi, grande eroe: permetti che questi giganti si inchinino al Maestro”. Il discorso con Assalāyana