In quell’occasione il bramino Jāṇussoṇi uscì da Sāvatthī nel mezzo del giorno su una carrozza tutta bianca trainata da cavalle. Vide lo studente Subha arrivare da lontano, e gli disse: “Allora, Signor Bhāradvāja, da dove viene nel bel mezzo del giorno?” “Proprio ora, signore, vengo dalla presenza dell’asceta Gotama” “Cosa ne pensi della lucidità di saggezza dell’asceta Gotama? Pensi sia astuto?” “Signore, chi sono io per giudicare la lucidità di saggezza dell’asceta Gotama? Bisognerebbe essere al suo stesso livello per giudicare la sua lucidità di saggezza” “Il Signor Bhāradvāja loda l’asceta Gotama con alte lodi” “Chi sono io per lodare l’asceta Gotama? È lodato dai lodati come il migliore tra esseri celesti e umani. Le cinque cose che i bramini prescrivono per accumulare merito e riuscire nel bene, lui dice siano prerequisiti della mente per sviluppare una mente libera da inimicizia e malevolenza”. Detto ciò, Jāṇussoṇi scese dal proprio carro, si aggiustò la tunica su una spalla, alzò le mani giunte verso il Buddha, ed espresse questo aforisma tre volte: “Il Re Pasenadi di Kosala è fortunato, molto fortunato che il Realizzato, il perfetto, il Buddha completamente risvegliato dimora nel suo regno!” Il discorso con Saṅgārava