E una volta passata la notte, il padre di Raṭṭhapāla fece preparare vari cibi deliziosi a casa sua, e annunciò l’ora al Venerabile Raṭṭhapāla, dicendo: “Caro Raṭṭhapāla, è ora. Il pranzo è pronto”. Allora al mattino Raṭṭhapāla si vestì, prese la propria ciotola e abito, andò a casa di suo padre, e si sedette al posto preparato. Il padre di Raṭṭhapāla, scoprendo il mucchio di monete e lingotti d’oro, gli disse: “Caro Raṭṭhapāla, questa è la tua fortuna da parte di tua madre. C’è n’è un’altra da parte di tuo padre, e una tramandata da generazioni. Hai la possibilità di goderti le tue ricchezze e accumulare merito. Vieni, torna a vita inferiore, goditi le tue ricchezze, e accumula merito!” “Se seguissi il mio consiglio, laico, faresti scaricare questo mucchio di monete e lingotti d’oro del mezzo del fiume Gange. Perché? Perché questo non ti porterà altro che tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia”. Allora le ex-mogli di Raṭṭhapāla presero i suoi piedi e gli dissero: “Come sono, marito, quelle ninfe per cui segui il percorso spirituale?” “Sorelle, io non seguo il percorso spirituale per le ninfe”. Dicendo: “Nostro marito Raṭṭhapāla si rivolge a noi come sorelle!”, svennero sul posto. Poi Raṭṭhapāla disse a suo padre: “Se c’è cibo da dare, laico, per favore dallo. Ma non tormentarmi” “Mangia, caro Raṭṭhapāla. Il pranzo è pronto”. Allora il padre di Raṭṭhapāla servì e soddisfece il Venerabile Raṭṭhapāla con vari cibi freschi deliziosi cotti con le proprie mani. Una volta mangiato e lavato mani e ciotola, Raṭṭhapāla recitò questi versi lì in piedi: “Guarda questo bel pupazzo, un corpo fatto di piaghe, malato, su cui ci si ossessiona, in cui niente dura. Guarda questa bella forma, con gemme e orecchini; sono ossa avvolte in pelle, rese belle dai vestiti.