Allora il Buddha si rivolse a Brahmāyu in poesia: “Chi conosce le proprie vite passate, e vede il paradiso e i posti di perdizione, e ha raggiunto la fine della rinascita: quel saggio ha conoscenza diretta perfetta. Sa che la sua mente è pura, completamente libera dall’avidità; ha abbandonato nascita e morte, e ha completato il percorso spirituale. Avendo trasceso ogni cosa, si dichiara risvegliato”. Detto ciò, Brahmāyu si alzò dal proprio posto e si aggiustò l’abito su una spalla. Si inchinò con la testa ai piedi del Buddha, accarezzandoli e ricoprendoli di baci, e pronunciò il proprio nome: “Sono il bramino Brahmāyu, Signor Gotama! Sono il bramino Brahmāyu!” Allora l’assemblea, con menti piene di meraviglia e stupore, pensò: ‘Oh, è incredibile, è strabiliante che Brahmāyu, così illustre e famoso, mostri al Buddha tanta devozione”. Allora il Buddha disse a Brahmāyu: “Basta, bramino. Alzati e siediti al tuo posto, poiché la tua mente ha fiducia in me”. Allora Brahmāyu si alzò e si sedette al proprio posto.