Immagina che non lontano da una cittadina o un villaggio ci sia un fitto bosco. E che ci sia un albero pieno di frutti, eppure nessuno dei frutti sia caduto a terra. Poi arriva una persona che necessita di frutta, che vaga alla ricerca di frutta. Dopo essersi addentrato profondamente nel bosco, vede quell’albero pieno di frutti. Pensa: ‘Quell’albero è pieno di frutti, eppure nessuno dei frutti è caduto a terra. Ma io so come arrampicarmi sugli alberi. Perché non mi arrampico sull’albero, mangio quanto voglio, e mi riempio la borsa?’ E fa così. Poi arriva una seconda persona che necessita di frutta, che vaga alla ricerca di frutta, portando un’ascia affilata. Dopo essersi addentrato profondamente nel bosco, vede quell’albero pieno di frutti. Pensa: ‘Quell’albero è pieno di frutti, eppure nessuno dei frutti è caduto a terra. Ma io non so come arrampicarmi sugli alberi. Perché non taglio questo albero, mangio quanto voglio, e mi riempio la borsa?’ Allora taglia l’albero alla radice. Cosa ne pensi, laico? Se la prima persona che si è arrampicata sull’albero non scende velocemente, quando quell’albero cade non gli romperebbe la mano, il braccio, o qualche altro arto importante o minore, risultando in morte o sofferenza mortale?” “Sì, Signore” “Allo stesso modo, un discepolo nobile riflette: ‘Con la similitudine dell’albero da frutto, il Buddha ha detto che i piaceri dei sensi danno poca gratificazione e molta sofferenza e angoscia, e sono pieni di svantaggi’. Avendo visto ciò secondo realtà con comprensione corretta, rifiuta l’equanimità basata sulla diversità e sviluppa solo l’equanimità basata sull’unità, dove ogni tipo di attaccamento ai piaceri materiali del mondo cessa senza che ne rimanga nulla.