Poi pensai: ‘Qualunque asceta o bramino che ha provato sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, che sia in passato, futuro, o presente, non è andato oltre questo. Nessuno ha fatto più di così. Ma non ho raggiunto alcuna distinzione sovrumana in conoscenza e visione degna dei nobili attraverso questo lavoro duro ed estenuante. È possibile che ci sia un altro cammino per il risveglio?’ Poi pensai: ‘Mi ricordo di quando ero seduto all’ombra fresca dell’albero di mele rosa mentre mio padre il Sakya era via per lavoro. Sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, con pensiero e valutazione, ed euforia e felicità nate dall’isolamento, raggiunsi e dimorai nella prima estasi. È possibile che quello sia il cammino per il risveglio?’ Da quel ricordo giunse la realizzazione: ‘Quello è il cammino per il risveglio!’ Allora pensai: ‘Perché ho paura di quella felicità, che non ha niente a che fare con i piaceri dei sensi o con cattive qualità?’ Allora pensai: ‘Non avrò paura di quella felicità, poiché non ha niente a che fare con i piaceri dei sensi o con cattive qualità’. Poi pensai: ‘Non è facile raggiungere quella felicità con un corpo così eccessivamente emaciato. Perché non mangio un po’ di cibo solido, del riso e porridge?’ Allora mangiai del cibo solido. In quel periodo cinque monaci erano i miei assistenti, e pensavano: ‘L’asceta Gotama ci informerà riguardo qualsiasi verità che realizzerà’. Ma quando mangiai del cibo solido, se ne andarono delusi, dicendo: ‘L’asceta Gotama è diventato indulgente. Si è allontanato dallo sforzo ed è tornato all’indulgenza’.