Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 486
เข้าสู่ระบบเพื่อคั่นหน้า

Poi il Venerabile Aṅgulimāla, dimorando solo, ritirato, diligente, fervido, e risoluto, presto realizzò la suprema culminazione del percorso spirituale in questa stessa vita. Dimorò avendo raggiunto con la propria conoscenza diretta l’obiettivo per cui i giovani giustamente lasciano la vita di casa per quella mendicante. Comprese: “La nascita è terminata, il percorso spirituale è stato completato, ciò che c’era da fare è stato fatto, non ci sarà più nulla di questo”. E il Venerabile Aṅgulimāla divenne uno dei perfetti. Al mattino il Venerabile Aṅgulimāla si vestì e, prendendo la propria ciotola e abito, entrò a Sāvatthī per l’elemosina. In quell’occasione qualcuno scagliò una pietra che colpì Aṅgulimāla, qualcun altro lanciò un ramo, e qualcun altro gettò della ghiaia. Allora Aṅgulimāla, con la testa crepata, sanguinante, con ciotola rotta, e mantello strappato, andò dal Buddha. Il Buddha lo vide arrivare da lontano, e gli disse: “Sopporta, bramino! Sopporta! Stai facendo esperienza in questa vita del risultato delle azioni che ti avrebbero fatto venire tormentato all’inferno per molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni”. Più tardi, il Venerabile Aṅgulimāla stava provando la felicità della liberazione mentre si trovava in ritiro privato. In quell’occasione espresse questo aforisma: “Chi prima era sventato, ma poi si è convertito all’accortezza, illumina il mondo, come la luna libera dalle nuvole.

เข้าสู่ระบบเพื่อรับ ๒๐ แต้มบุญจากการอ่านหน้านี้