Partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Viaggiando passo dopo passo nelle terre di Maghada, arrivai presso Senānigama, a Uruvelā. Lì vidi un bel parco, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorreva, con sponde morbide. E vicino c’era un villaggio per l’elemosina. Poi pensai: ‘Questo parco è davvero bello, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorre, con sponde morbide. E vicino c’è un villaggio per l’elemosina. Questo può bastare per un giovane che vuole lavorare su se stesso’. Quindi mi sedetti lì, pensando: ‘Questo può bastare per lavorare’. Poi questi tre esempi, che non furono né ispirati in maniera sovrannaturale, né imparati in passato, mi vennero in mente: Immagina ci sia un tronco verde, ricco di linfa che giace nell’acqua. Poi arriva una persona con un bastoncino, pensando di accendere un fuoco e produrre calore. Cosa ne pensi, principe? Strofinando il bastoncino contro quel tronco verde e ricco di linfa che giace nell’acqua potrebbe accendere un fuoco e produrre calore?” “No, Signore. Perché? Perché è un tronco verde, ricco di linfa che giace nell’acqua. Quella persona alla fine si stancherebbe e frustrerebbe” “Allo stesso modo, ci sono asceti e bramini che non vivono ritirati in corpo e mente dai piaceri dei sensi. Non hanno abbandonato o placato dentro di loro il desiderio, l’affezione, l’infatuazione, la sete, e la febbre per i piaceri dei sensi. Che provino o no sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, sono incapaci di conoscenza e visione, del risveglio supremo. Questo fu il primo esempio che mi venne in mente.