Allora Aṅgulimāla indossò spada e scudo, prese arco e frecce, e seguì il Buddha. Ma il Buddha usò i propri poteri psichici per esprimere la volontà che Aṅgulimāla non riuscisse a raggiungerlo, per quanto ci provasse, anche se il Buddha continuava a camminare a velocità normale. Allora Aṅgulimāla pensò: “Oh, è incredibile, è strabiliante! In passato, persino quando ho inseguito elefanti, cavalli, carrozze, o cervi in corsa, li ho sempre raggiunti. Ma non riesco a raggiungere questo asceta, per quanto ci provi, anche se continua a camminare a velocità normale”. Allora si fermò e disse: “Fermo, fermo, asceta!” “Mi sono fermato, Aṅgulimāla. Ora fermati tu”. Allora Aṅgulimāla pensò: “Questi asceti Sakya dicono la verità. Eppure mentre cammina l’asceta Gotama dice: ‘Mi sono fermato, Aṅgulimāla. Ora fermati tu’. Perché non gli chiedo a riguardo?” Allora si rivolse al Buddha in poesia: “Mentre cammini, asceta, dici: ‘Mi sono fermato’. E io mi sono fermato, ma tu mi dici di no. Ti chiedo questo, asceta: com’è che tu ti sei fermato e io no?” “Aṅgulimāla, io mi sono fermato per sempre. Ho scartato la violenza nei confronti di ogni creatura. Ma tu non riesci a fermare te stesso dal ferire gli esseri viventi. È per questo che io mi sono fermato, e tu no” “Oh, finalmente un grande saggio rinomato, un asceta mi ha seguito in questo bosco profondo. Ora che ho sentito il tuo versetto sull’insegnamento, vivrò senza il male”.