“Kaccāna, potresti andare avanti così per molto. Dici: ‘Lo splendore supremo è lo splendore rispetto al quale non c’è splendore migliore’. Ma non lo descrivi. Immagina un uomo che dice: ‘Qualunque sia la ragazza più bella del mondo, è lei che voglio, è lei che desidero!’ Allora gli dicono: ‘Signore, quella ragazza più bella del mondo che desideri, sai se è un’aristocratica, una bramina, una contadina, o una serva?’ Lui risponde: ‘No’. Allora gli dicono: ‘Signore, quella ragazza più bella del mondo che desideri, sai se è alta, bassa, o media? Se la sua pelle è nera, marrone, o abbronzata? Da che villaggio, cittadina, o città viene?’ Lui risponde: ‘No’. Allora gli dicono: ‘Signore, desideri qualcuno che non hai mai nemmeno conosciuto o visto?’ Lui risponde: ‘Sì’. Cosa ne pensi, Kaccāna? Essendo così, la dichiarazione di quell’uomo non si rivela non avere alcuna base dimostrabile?” “Chiaramente, Signore, è così” “Allo stesso modo, tu dici: ‘Lo splendore supremo è lo splendore rispetto al quale non c’è splendore migliore’. Ma non lo descrivi” “Signor Gotama, immagini un berillo di bellezza naturale, con otto facce, ben lavorato. Se messo su un panno color crema splenderebbe, brillerebbe, e irradierebbe. Questo è lo splendore del Sé che è sano dopo la morte”