Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 492
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Allora la regina Mallikā si rivolse al bramino Nāḷijaṅgha: “Per favore, bramino, vai dal Buddha, e in mio nome inchinati con la testa ai suoi piedi. Chiedigli se è sano e in salute, agile, forte, e a suo agio. E poi digli: ‘Signore, il Buddha ha detto così: “I nostri cari sono fonte di tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia”?’ Ricorda bene come risponde il Buddha e dimmelo. Poiché i Realizzati non dicono nulla che non sia così” “Sì, Signora”, rispose. Andò dal Buddha e ci scambiò saluti. Una volta che i saluti e le cordialità terminarono, si sedette a lato e disse al Buddha: “Signor Gotama, la regina Mallikā si inchina con la testa ai suoi piedi. Chiede se è sano e in salute, agile, forte, e a suo agio. E le chiede se il Buddha ha detto così: ‘I nostri cari sono fonte di tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia’” “È vero, bramino. È vero. Poiché i nostri cari sono fonte di tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Ed ecco un modo per capire come i nostri cari siano fonte di tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Una volta, proprio qui a Sāvatthī, la madre di una certa donna morì. E a causa di ciò lei impazzì e perse la testa. Andava da strada a strada e da piazza a piazza dicendo: ‘Qualcuno ha visto mia madre? Qualcuno ha visto mia madre?’ Ed ecco un altro modo per capire come i nostri cari siano fonte di tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia.

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