“Una persona giudiziosa riflette sulla questione così: ‘Alcuni asceti e bramini dicono che non è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva, ma io non ho visto se è così. Alcuni asceti e bramini dicono che è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva, ma io non so se è così. Senza sapere o vedere, non sarebbe opportuno da parte mia prendere una posizione e dichiarare: “Questa è l’unica verità, qualsiasi altra idea è sciocca”. Se quegli asceti e bramini che dicono che non è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva hanno ragione, è possibile che io rinasca infallibilmente tra gli angeli immateriali, fatti di percezione. Se quegli asceti e bramini che dicono che è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva hanno ragione, è possibile che io mi estingua completamente nella vita presente. L’opinione di quegli asceti e bramini che dicono che non è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva è dalla parte dell’avidità, del soggiogamento, del godimento, dell’aggrapparsi, e dell’attaccamento. L’opinione di quegli asceti e bramini che dicono che è possibile porre fine all’esistenza in maniera definitiva non è dalla parte dell’avidità, del soggiogamento, del godimento, dell’aggrapparsi, o dell’attacamento’. Riflettendo così, pratica semplicemente per la disillusione, per lo svanire dell’avidità, e per la cessazione nei confronti dell’esistenza. Laici, nel mondo si trovano queste quattro persone. Quali quattro? Una persona mortifica se stessa, dedita alla pratica del mortificare se stessa. Una persona mortifica gli altri, dedita alla pratica del mortificare gli altri. Una persona mortifica se stessa e gli altri, dedita alla pratica del mortificare se stessa e gli altri. Una persona non mortifica né se stessa né gli altri, dedita alla pratica del non mortificare né se stessa né gli altri. Vive senza desideri nella vita presente, estinta, rinfrescata, provando felicità, diventata divina.