Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 277
เข้าสู่ระบบเพื่อคั่นหน้า

Immagina una persona afflitta dalla lebbra, con piaghe e vesciche sui propri arti. Venendo divorata dai vermi, grattandosi con le unghie le proprie ferite, si cauterizza il corpo su una fossa di braci ardenti. I suoi amici e colleghi, parenti e conoscenti chiamano un dottore per curarla. Il dottore prepara delle medicine per lei, che prendendole viene curata dalla lebbra. Ora è sana, felice, autonoma, padrona di se stessa, in grado di andare dove vuole. Poi vede un’altra persona afflitta dalla lebbra, con piaghe e vesciche sui propri arti. Venendo divorata dai vermi, grattandosi con le unghie le proprie ferite, si cauterizza il corpo su una fossa di braci ardenti. Cosa ne pensi, Māgaṇḍiya? Quella persona invidierebbe l’altra afflitta dalla lebbra per la sua fossa di braci ardenti o per le sue medicine?” “No, Signor Gotama. Perché questo? Perché c’è bisogno di prendere medicine solo quando c’è una malattia. Quando non c’è malattia, non c’è bisogno di medicine”

เข้าสู่ระบบเพื่อรับ ๒๐ แต้มบุญจากการอ่านหน้านี้