Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 278
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“Allo stesso modo, Māgaṇḍiya, quando ero ancora un laico io mi divertivo con forme … suoni … odori … sapori … tocchi percepiti dal corpo che sono piacevoli, desiderabili, amabili, gradevoli, sensuali, ed eccitanti. Qualche tempo dopo, avendo compreso secondo realtà l’origine, la fine, la gratificazione, lo svantaggio, e la fuga dai piaceri dei sensi, e avendo abbandonato la brama e scacciato la febbre per i piaceri dei sensi, vivo libero dalla brama, con mente in pace interiore. Vedo altri esseri viventi che non sono liberi dai piaceri dei sensi che vengono consumati dalla brama di piaceri dei sensi, che bruciano di febbre per i piaceri dei sensi, che indulgono nei piaceri dei sensi. Io non li invidio, né spero di godere di ciò. Perché questo? Perché esiste una soddisfazione lontana dai piaceri dei sensi e da cattive qualità, che raggiunge persino il livello della felicità divina. Godendo di tale soddisfazione, io non invidio ciò che è inferiore, né spero di goderne. Immagina una persona afflitta dalla lebbra, con piaghe e vesciche sui propri arti. Venendo divorata dai vermi, grattandosi con le unghie le proprie ferite, si cauterizza il corpo su una fossa di braci ardenti. I suoi amici e colleghi, parenti e conoscenti chiamano un dottore per curarla. Il dottore prepara delle medicine per lei, che prendendole viene curata dalla lebbra. Ora è sana, felice, autonoma, padrona di se stessa, in grado di andare dove vuole. Poi due forti uomini la prendono per le braccia e la trascinano verso la fossa di braci ardenti. Cosa ne pensi, Māgaṇḍiya? Quella persona non si contorcerebbe e dimenerebbe avanti e indietro?” “Sì, Signor Gotama. Perché questo? Perché quel fuoco è molto doloroso al tatto, ferocemente ardente e rovente”

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